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Democrazia e libertà di pensiero addio! Apple e Google bloccano anche Parler.

Come nella Germania nazista o in Corea del Nord: chi non si allinea viene cancellato. Poche ore dopo il ban di del Presidente Donald Trump da parte di Twitter e Facebook, Apple e Google rimuovono dai loro store l’app Parler, accusata di incitare all’odio e alla violenza. Siamo ormai piombati in una dittatura digitale globale.

L’account del Presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump è stato chiuso dai maggiori social networks, Twitter e Facebook, oltre a quelli di alcuni suoi stretti collaboratori. Ormai il controllo dell’informazione e dell’opinione pubblica sono saldamente nelle mani di aziende private che si sono accaparrate, nel silenzio della politica, quella che è una prerogativa degli Stati e, quindi, del popolo, cioè la salvaguardia dei diritti fondamentali e garantiti da ogni Costituzione: la libertà di parola e di pensiero.

Una vera e propria discriminazione, inaccettabile e meschina che lascia inorriditi. Oggi, sui social, molti sciocchi ridono e sghignazzano per questo abuso, perché pensano che la decisione assunta da Twitter e Facebook sia corretta, ma la verità è che un’ingiustizia è e rimane tale anche se viene commessa a danno di qualcuno che non ci sta simpatico.

I ripetuti episodi di censura a senso unico che si sono manifestati nel corso del 2020 e che hanno colpito molti esponenti politici o semplici cittadini, accusati di diffondere odio semplicemente per aver espresso opinioni difformi dal pensiero unico imposto dalla sinistra, ha portato molti utenti a cercare soluzioni alternative e più libere.

Tra queste l’applicazione Parler ha avuto grande successo e si è rapidamente diffusa per la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero senza correre il rischio, solo per questo, di essere censurati e bloccati.

Oggi la notizia incredibile è che questa applicazione è stata rimossa dall’App Store di Apple e dal Google Play. Quindi non sarà più possibile scaricarla. Secondo Apple e Google l’applicazione non fornisce una adeguata moderazione dei contenuti.

Ora bisogna intendersi: i contenuti contrari alla legge dello Stato devono essere rimossi ovunque e non si può pretendere che libertà di espressione coincida con la libertà di infrangere la Legge. Ma la contrarietà alla legge, rectius l’amministrazione della Giustizia, è una prerogativa degli stati, non dei social networks che, non possono assumere una posizione di primazia rispetto ai loro utenti.

Twitter o Facebook, nel momento in cui decidono di cancellare un post devono attenersi alla legge e devono esprimere un giudizio imparziale. In questo caso, invece, si comportano da legislatore, perché fanno le loro regole, e da giudice perché decidono come interpretarle. Tuttavia, non essendo portatori di un interesse pubblico, ma privato, non hanno nessun obbligo di imparzialità e questo, purtroppo si vede.

In questo podcast trovate le mie considerazioni su questo argomento.

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