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Draghi: il re dei numeri senza numeri.

draghi salvini meloni

Se c’è una cosa con la quale Mario Draghi non dovrebbe avere problemi sono i numeri. Eppure per formare questo governo sono proprio i numeri che traballano. Alla fine una maggioranza verrà fuori. Il Partito Democratico e Italia Viva sono già a bordo. Il Movimento 5 Stelle che, in questi due anni e mezzo si è fatto andare bene di tutto, dice di non voler sostenere Draghi, ma la paura delle elezioni vincerà ogni resistenza.

La partita del centrodestra

Nel centrodestra le posizioni sono diversificate: Forza Italia ha già messo un piede dentro al prossimo governo. Giorgia Meloni non ne vuol sapere: mai con Draghi, al massimo si astiene. La Lega ha chiarito che attenderà di vedere cosa vuol fare Draghi prima di decidere. Insomma, l’incertezza regna sovrana anche nell’opposizione.

Niente voto. Bisogna comunque essere protagonisti.

Il voto è stato chiesto in ogni modo, ma ormai abbiamo capito che è un’ipotesi remota che non maturerà a breve. In questo momento la Lega deve cercare di ottenere il massimo da questa situazione, anche perché aver fatto cadere un governo ostile ed incapace è già un ottimo risultato.

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La Lega ha il compito “istituzionale” di garantire che le pulsioni più anti-italiane della sinistra non trovino spazio nelle politiche del nuovo governo. Se Salvini decidesse di rifiutare ogni dialogo con Draghi finirebbe per emarginarsi e lasciare campo libero a Zingaretti e Renzi. E L’Europa farebbe il resto per azzerare la Lega.

La fotografia attuale degli equilibri di forza in parlamento, in particolare al senato, dimostra che i voti di Lega e FdI, con il M5S all’opposizione, sono fondamentali affinché Draghi possa contare su una maggioranza solida. Quindi Salvini oggi può giocare da protagonista e ottenere misure economiche efficaci per far ripartire l’economia da un lato e, dall’altro scrollarsi di dosso quell’immagine fasulla di anti-europeista che gli è stata affibbiata dai suoi avversari politici.

I rischi per la Lega

Questo gioco potrebbe essere molto pericoloso per la Lega. In primo luogo perché è un percorso che si può fare solo tenendo stretti a sé gli alleati di Fratelli d’Italia, ai quali non bisogna lasciare troppo campo.

Dall’altro lato occorre mantenere una posizione ferma sulle critiche che in questi anni sono state fatte sulle politiche europee che hanno danneggiato il nostro Paese. Abbiamo spiegato a più riprese che l’uscita dall’Europa non è un’opzione, ma al tempo stesso anche il mantenimento dell’asse franco-tedesco è una stortura indifendibile.

Proprio per questo Draghi e la sua credibilità in ambito europeo possono essere uno strumento decisivo per far cambiare rotta alla UE e restituire all’Italia un ruolo da protagonista.

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