I cinesi entrano nel gruppo Poste Italiane.

Luci ed ombre per l'ingresso dei cinesi nel Gruppo Poste Italiane che gestisce la raccolta del risparmio privato per lo stato e ha una capillare ramificazione nel recapito della corrispondenza.

I cinesi entrano nel gruppo Poste Italiane

Qualche giorno fa è stata data la notizia dell’acquisizione da parte di Poste Italiane del 51% della Sengi Express, una società cinese attiva nel settore delle consegne e del commercio elettronico. Si tratta della prima azienda straniera che entra nel gruppo Poste Italiane.

La notizia è stata diramata con un comunicato stampa riportato fedelmente dai giornali, senza alcun tipo di commento. Non sono disponibili né i dettagli dell’operazione, né altre informazioni sul nuovo partner cinese.

L’importanza di Poste Italiane

Poste Italiane ha due funzioni principali. La prima è il recapito della corrispondenza e delle merci attraverso una rete capillare in grado di raggiungere ogni luogo in Italia. La seconda è la raccolta del risparmio privato per conto di Cassa Depositi e Prestiti. Con i soldi raccolti CDP finanzia le opere pubbliche dello Stato e partecipa al capitale azionario delle imprese italiane più importanti.

Si tratta di funzioni strategiche che devono saldamente restare sotto il controllo dello Stato, ma soprattutto che consentono a Poste Italiane di avere la disponibilità di dati e informazioni preziosissime su ciascuno di noi.

A chi giova questa operazione?

Per una operazione come questa mi sarei aspettato qualche approfondimento in più, vista l’importanza di Poste Italiane per il nostro Paese. Purtroppo c’è un silenzio che insospettisce e che solo RadioRadio e ByoBlu hanno provato a rompere.

Prima di tutto non si capisce se questa acquisizione consentirà alle imprese italiane di consegnare più facilmente le loro merci in Cina o se, invece, saranno le imprese cinesi ad avere una corsia preferenziale per distribuire i loro prodotti in Italia. Secondo quanto riferisce il Financial Post, Sengi Express eroga servizi di logistica alle imprese cinesi dell’e-commerce per vendere in Italia. Quindi questa operazione finirà di nuovo per agevolare la Cina a discapito delle nostre imprese nazionali.

In secondo luogo è lecito domandarsi se ci siano garanzie sufficienti sulla salvaguardia dei nostri dati personali e dei dati inerenti la raccolta del risparmio. L’acquisizione di Sengi comporta l’inserimento di un partner cinese nel gruppo Poste Italiane, con un inevitabile scambio di dati e informazioni per le quali non è dato sapere se siano stati approntati adeguati livelli di sicurezza e riservatezza.

Insomma, poche informazioni, molti dubbi e il terribile sospetto che l’Italia sia ormai facile preda della superpotenza asiatica, grazie anche ad un Governo troppo filo-cinese.

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