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Titolo V, Salvini si difende: Simona Sala faziosa.

Il leader della Lega prova a difendersi su Twitter dagli attacchi di Simona Sala a Titolo V e scoppia la polemica: per l'USIGRai e i giornaloni di sinistra Salvini semina odio sui social.

A Titolo V, la trasmissione di Rai 3 condotta da Francesca Romana Elisei e Roberto Vicaretti, va in onda il durissimo attacco di Simona Sala contro Matteo Salvini. Secondo la giornalista, direttrice di Radio 1 e del Giornale Radio Rai, Salvini sarebbe un pericoloso agitatore di folle perché non ha condannato la protesta dei ristoratori. Addirittura la Sala arriva a paragonare la protesta #iorestoaperto ai fatti di Capitol Hill.

Secca la replica di Salvini:

Il paragone che fa tra il barista e coloro che hanno assaltato il Parlamento americano non le fa onore. Lei dirige una Rai pubblica. Paragonare quello che accade in Italia alle scene degli Stati Uniti è una sciocchezza.

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Dopo la trasmissione, Salvini posta su Twitter il suo disappunto per il trattamento ricevuto in trasmissione e scoppia la polemica.

Il teorema di Simona Sala: Salvini è un pericoloso sovversivo.

La polemica che si è innescata tra Matteo Salvini e Simona Sala rappresenta perfettamente lo schema della propaganda in Italia: il confronto delle idee, scandito dalla sequenza tesi, antitesi e sintesi cede il passo alla dichiarazione che non ammette prova contraria. Nessuno può difendersi e chi lo fa fomenta l’odio. Secondo Simona Sala Matteo Salvini è un pericoloso sovversivo, perché non criticando apertamente l’iniziativa “#iorestoaperto“, cavalca una protesta che potrebbe trasformarsi in una insurrezione.

Da ciò discendono due ulteriori corollari, secondo i quali la protesta dei ristoratori è uguale a quella dei manifestanti di Capitol Hill e Salvini è come l’odiato Trump. Evito di fare considerazioni sui fatti di Washington per non appesantire il discorso, ma anche lì la propaganda non si è risparmiata. Concentrandomi invece su quanto sostenuto dalla direttrice del GR Rai, credo che il suo teorema sia abnorme e apodittico. Il minimo che potesse fare Salvini era quello di opporsi a questa fantasiosa ricostruzione, con ogni mezzo a sua disposizione.

La polemica sui social.

L’USIGRai esprime solidarietà a Simona Sala e condanna Salvini.

Dopo la reazione di Salvini non si è fatta attendere la replica del sindacato dei Giornalisti Rai, secondo il quale il leader della Lega avrebbe scatenato la fantomatica “Bestia” contro Simona Sala.

Ora, ammesso che la “Bestia” esista, questa affermazione, francamente, fa un po’ ridere: è chiaro che chi detiene il potere assoluto sull’informazione pubblica non ha timore di un post sui social.

L’USIGRai meglio avrebbe fatto a prendere le distanze da una giornalista che ha detto semplicemente una sciocchezza e che non è riuscita a trattenere la sua avversione nei confronti di un leader politico.Difendere la libertà di espressione, infatti, significa contrastare ogni tentativo di sopprimere la pluralità delle opinioni e la possibilità di un confronto su temi reali. Non lede certo la libertà di espressione chi si lamenta di essere stato accusato ingiustamente di fomentare l’odio.

Il sindacato dei giornalisti, tuttavia, ha scelto di offrirci una rappresentazione romantica della Direttrice del GR, presentata come una martire dell’informazione libera. Questa posizione è abnorme e ingiustificata in un panorama giornalistico nel quale non mi sembra di scorgere figure come Mino Pecorelli o Walter Tobagi.

I commenti di odio contro Salvini dai fan di Simona Sala.

Ad essere esposto ai commenti rancorosi e pieni di odio non è stata Simona Sala, ma Matteo Salvini. “Bravo un altra figura de°me**a, ci stai abituando bene”, “cercate di capire cosa succederà se quell’essere inutile e ignorante va al potere , diventiamo come la Bulgaria o la Russia (…)”, e via di seguito.

Insomma, i commenti di quelli “buoni e belli” non sono mancati, ma i giornaloni come Repubblica non li hanno visti. D’altronde siamo in Italia, attaccare Salvini con ogni mezzo è lecito.

La RAI fa propaganda o informazione libera?

Ormai la RAI ci ha abituato a questo tipo di informazione, tanto che episodi come questo non destano più alcuno sdegno, ma la propaganda minaccia le basi stesse della democrazia.

L’importanza dell’Informazione per la democrazia.

L’informazione è fondamentale per uno stato che si definisca democratico, perché fornisce ai cittadini la materia prima sulla quale elaborare la propria opinione. Se l’informazione è distorta, i cittadini non esprimeranno un consenso libero, ma condizionato, trasformandosi da cittadini a sudditi. L’adesione ad una certa teoria non sarà più libera e volontaria, ma estorta con l’inganno della propaganda.

Il corto circuito della nostra democrazia è proprio qui: alcuni giornalisti ritengono di fare informazione, ma in realtà fanno solo propaganda. E di scarsa qualità. Per recuperare la nostra dignità di cittadini dobbiamo comprendere che insieme al diritto di informare dei giornalisti, noi dobbiamo rivendicare il diritto ad essere informati correttamente.

I meccanismi per imporre il silenzio.

Una propaganda efficace deve essere quasi impercettibile. Nei talk show televisivi la propaganda è un’arte, un gioco di squadra che coinvolge tutti, dal regista al tecnico delle luci.

Interruzioni ad arte, inquadrature doppie con gli altri ospiti che ridacchiano, volumi differenziati che rendono difficilmente comprensibile il messaggio. Potrei continuare con un lungo elenco, ma vi basti sapere che se non vogliono farvi parlare, hanno tutti gli strumenti per farlo.

L’arma più efficace per la propaganda però resta il giornalista fazioso, quello che ti fa la domanda che include già una risposta. Tutto parte da lì.

Chi come me frequenta le aule dei tribunali conosce bene questo tipo di domanda che è propria della Pubblica Accusa. Un giornalista, invece, dovrebbe tendere a ricostruire la verità sostanziale dei fatti (Art. 2 comma 1, lettera a, del Testo Unico dei Doveri del Giornalista), non esporre i suoi teoremi.

Dalla propaganda alla censura.

Il momento storico che stiamo vivendo impone la massima attenzione su episodi di questo genere, perché gli spazi per un dibattito libero si stanno drammaticamente restringendo.

Le trasmissioni di approfondimento politico sono saldamente in mano a giornalisti schierati politicamente, anche se questo porta ad una contrazione degli ascolti.

I social network, abbandonando la loro originaria natura di piattaforme di discussione, stanno assumendo il ruolo di editori e censurano le opinioni sgradite con la scusa della lotta all’hate speech.

La censura è ormai un fenomeno dilagante anche tra le grandi aziende della tecnologia e del settore bancario.

Per questo motivo è ormai diventato un obbligo morale, per chiunque abbia a cuore la democrazia, combattere per difendere l’informazione libera, quella stessa informazione che la sinistra ha completamente stravolto trasformandola in pura propaganda.

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