Umbria2024

Una legge per la famiglia della quale essere orgogliosi.

La solita polemica strumentale della sinistra contro una legge che amplia le tutele a favore delle famiglie e delle donne

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Il casus belli è la Legge sulla Famiglia proposta dalla Lega (prima firma Paola Fioroni) che riforma il titolo IV del T.U. Sanità e Servizi Sociali. L’articolato è stato accolto da reazioni inorridite della sinistra umbra che, come dimostrerò di qui a poco, sono infondate e strumentali. Ma la mia riflessione va oltre il caso concreto e si rivolge anche ad alcune considerazioni sulla qualità dell’opposizione fatta di toni urlati e priva di contenuti.

La propaganda e la disinformatia.

Lo schema è sempre lo stesso. Si parte con i corifei (Bori) che gridano: “Allarmi! Il nemico è alle porte”. Seguono manipoli di soldati (gentilmente offerti dalla CGIL) sotto i guidoni delle associazioni amiche (ANPI in testa) e la grancassa dei giornali (Repubblica) ad imprimere la cadenza sul campo di battaglia. Nel clamore degli slogan, atterriti dalla minaccia, nessuno si preoccupa di alzare lo sguardo per sincerarsi della reale consistenza del pericolo. Bisogna combattere il nemico brutto e cattivo, poco importa se l’allarme è un falso allarme.

Stupisce per altro come una analoga proposta di legge presentata da Andrea Fora (che in prima battuta doveva guidare lo schieramento di centrosinistra alle scorse elezioni regionali) non abbia suscitato la stessa canizza.

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La sinistra ha perso la bussola

D’altronde con i falsi allarmi la sinistra giustifica ormai gran parte della sua esistenza, avendo da tempo abbandonato le battaglie per migliorare la condizione degli ultimi. Oggi tra gli ultimi ci sono le famiglie e i piccoli imprenditori. La classe media insomma, quella che vive normalmente e che, con una retorica stantia viene ancora dipinta dalla sinistra come la classe nemica. Avete mai sentito la sinistra parlare di piccoli imprenditori? Sono tutti evasori e sfruttatori. Avete mai sentito la sinistra parlare di famiglia? Ormai esistono solo le famiglie arcobaleno, tutte le altre sono un retaggio del passato che non merita considerazione.

Oggi a combattere le battaglie per gli ultimi c’è la destra, dipinta come retrograda e fascista. La sinistra ormai non vuol correre il rischio di sporcarsi la giacchetta di Cucinelli: si occupa degli ultimi solo quando può costruirci sopra un bel business lucroso.

Il falso allarme

Basta leggere la riforma per comprenderne la filosofia di fondo, che non è quella di togliere tutele, ma di aggiungerle laddove si rendono necessarie per le lacune dello strumento normativo vigente, ma ancor più per il mutato quadro socio-economico dell’oggi.

Secondo i detrattori di questo disegno di legge ci troveremmo di fronte ad una contro-riforma, ad un retrogrado tentativo oscurantista e liberticida. A mio avviso, questo giudizio può spiegarsi in due modi: ignoranza della lingua italiana o pregiudizio strumentale e ideologico. Nel caso di Bori, questi due fattori coesistono e si sublimano.

Passiamo in rassegna le critiche.

La tutela della vita dal concepimento alla morte naturale

Tentare di tutto per difendere la vita per la sinistra è reazionario. E’ una opinione legittima, ma parziale e, a quanto mi risulta, ampiamente minoritaria. Tra l’altro io mi domando se una frase come questa costituisca la compressione di un diritto o una limitazione della libertà. Si tratta evidentemente di una dichiarazione di principio e di una assunzione di responsabilità da parte della Regione: di fronte ad una scelta difficilissima, che può riguardare l’aborto, quanto la decisione di porre fine alle proprie sofferenze, non ci si può voltare dall’altra parte e lasciare le persone da sole a decidere. Si deve dare un’indirizzo di riferimento, senza condizionare, ma proponendo soluzioni alternative e sostegno.

Insomma, per Bori & c. offrire un’alternativa all’aborto e all’eutanasia significa comprimere la libertà di scelta. Non offrire nient’altro che eutanasia e aborto sarebbe invece sinonimo di libertà. Una evidente contraddizione che non ha alcun fondamento.

Un unico modello di famiglia

Si dice che questa legge vorrebbe affermare un unico modello di famigliacon un’impostazione anacronistica e retrograda“. A mio avviso dire che la famiglia naturale basata su un uomo e una donna sia anacronistica è un’affermazione ridicola e scollata dalla realtà. Questa tipologia di famiglia è quella più diffusa e la legge non può disinteressarsene per non far torto alla sinistra radicale ed intollerante. A prescindere da questo, tuttavia, si tratta ancora di una contestazione strumentale, poiché il disegno di legge di riforma, lascia inalterato il riferimento all’art. 9 dello Statuto regionale che tutela ogni forma di convivenza.

La famiglia è il luogo naturale dove i bambini hanno diritto di crescere. Prima che nella legge questa regola è nel diritto naturale che le dottrine marxiste vorrebbero sovvertire, relegando la famiglia a un mero fenomeno storico e arrivando a teorizzare l’appartenenza dei bambini allo Stato. Teorie che danno vita, nei casi più distorti e abietti, a vicende come quella di Bibbiano.

Da donne a persone maltrattate

Ci si duole del fatto che venga sostituito il riferimento alle “donne maltrattate” con il termine “persone maltrattate“. Accedendo ad una interpretazione letterale della norma, mi limiterò a citare l’autorevolissmo vocabolario Treccani per definire il termine “persona” come “individuo della specie umana, senza distinzione di sesso, età, condizione sociale“. Chiunque non fosse obnubilato dal pregiudizio ideologico comprenderebbe che il termine “persona” comprende anche “donna”, ma anche “uomo”, ma anche ogni altro soggetto che la sinistra inquadra nell’impronunciabile acronimo “LgbtqiI”. Altro che omofobia…

La monetizzazione della maternità e compressione del diritto all’aborto

Da ultimo, la più strampalata delle considerazioni che ho potuto leggere, secondo la quale sostenere una madre che partorisce sarebbe un metodo per dissuadere dall’aborto.

Per chi come me ritiene che vada riaffermato il principio sancito dalla legge 194 secondo il quale l’aborto non è uno strumento per il controllo delle nascite, garantire il diritto all’aborto significa rendere questo rimedio l’estrema ratio rispetto ad altre scelte. Questo perché proprio la legge 194 fissa l’ulteriore principio secondo il quale allo Stato spetta il compito di tutelare la vita umana dal suo inizio.

Per chi ha una concezione materialistica, come i fondamentalisti di sinistra, invece, la famiglia è niente più che “un luogo di produzione e riproduzione della vita umana” come una fabbrica lo è per i generi di consumo (Friedrich Hengels, “L’origina della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”).

In quest’ottica l’aborto è un semplice passaggio da agevolare in chiave individualistica e come strumento di emancipazione della donna. Emancipazione che uno Stato, quando non abdica alla sua funzione, deve perseguire invece con strumenti diversi, come quelli approntati da questa riforma.

In conclusione

Un’opposizione che voglia assolvere al suo ruolo in maniera corretta dovrebbe accettare le sfide poste dalla maggioranza, scendere nel merito delle questioni e non rifiutare il confronto. E’ bene ricordare che le norme vigenti oggi in Umbria sono proprio il frutto di un intenso lavoro tra maggioranza ed opposizione sulla base di un disegno di legge di iniziativa popolare.

Allora si arrivò ad una sintesi nella legge regionale 13 del 2010, confluita nel T.U. Sanità e Servizi Sociali. Oggi, con un’opposizione scadente come quella guidata da Bori, al massimo si potrà arrivare a qualche schermaglia sui social e alla solita canea propagandistica violenta e rabbiosa.

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